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Prodotti Tipici e Tradizionali


GLI ORTAGGI ROMESCHI



ZUCCHINA ROMANESCA


La zucchina appartiene alla famiglia delle “Cucurbitacee”; è una pianta erbacea annuale di aspetto cespuglioso, apparato radicale profondo ed espanso. È una specie “monoica”, cioè presenta fiori maschili e femminili separati sulla stessa pianta. La parte commestibile è rappresentata dal frutto che si è sviluppato dopo la fecondazione del fiore femminile ed ogni pianta ne può produrre da 15 a 30. Nella zucchina romanesca il frutto si distingue per la tipica forma un pò curva, la fine peluria e le sfaccettature dagli spigoli ben evidenti, un colore verde chiaro ed un pronunciato sapore tendente all'amarognolo. Le zucchine vengono raccolte nei mesi estivi (prodotto di campo) in maniera scalare e molto comunemente si raccoglie il frutto appena sviluppato insieme al fiore ancora attaccato superiormente.
Molto conosciuti sono anche i cosiddetti “fiori di zucca”, ovvero l’infiorescenza che si sviluppa sull’arbusto, i quali vengono venduti legati in mazzi ed impiegati nella tradizione romana farciti di mozzarella ed acciughe, impastellati e fritti.

CARCIOFO ROMANESCO

Il carciofo (Cynara scolimus) è una pianta già conosciuta al tempo degli Egizi e diffusa nell’area mediterranea, come si evince dal De Re Rustica di Columella e dal Naturalis Historia di Plinio. Tuttavia, secondo alcuni storici, furono gli Etruschi a praticare la coltivazione di questo ortaggio dalle varietà di cardo selvatico (Cynara cardunculus) e le raffigurazioni di foglie di carciofo in alcune tombe della necropoli di Tarquinia ne sono un’indiscutibile testimonianza. Attualmente, sono due le cultivar coltivate lungo il litorale a nord di Roma nei dintorni di Ladispoli e Cerveteri, un’area particolarmente vocata alla produzione del Carciofo Romanesco IGP: “Castellammare” (precoce) e “Campagnano” (tardiva). Il Carciofo Romanesco, detto anche “mammola”, è grosso e con il capolino quasi rotondo, hanno poco scarto e sono i più adatti per essere cucinati ripieni. La parte commestibile della pianta è in realtà il fiore e il cuore centrale chiamato "cimarolo" è il più ricercato, e di conseguenza anche il più costoso, perché più tenero e con le foglie più seriate. Molto versatile in cucina, la tradizione lo predilige “alla romana”, cotto a fuoco lento e condito con pangrattato, aglio, prezzemolo, pepe e abbondante olio, oppure alla “giudia”, tagliato a spirale in modo da eliminare la parte legnosa, fritto nell’olio con il gambo in alto e bello croccante. Il prodotto ha ottenuto la Indicazione Geografica Protetta (IGP) nel 2002 (Regolamento CE n. 2066/02) come “Carciofo Romanesco del Lazio IGP”.

BROCCOLO ROMANESCO

Questa varietà di broccolo, il cui nome deriva da “brocco” ovvero il germoglio, è tipica della campagna romana e si differenzia dalle altre appunto per l’emissione di germogli secondari e per la caratteristica forma a punta, nonché dal caratteristico colore verde intenso brillante e uniforme. Al gusto si presenta dolce.

Prodotti Tipici e Tradizionali


GLI ORTAGGI ROMESCHI



ZUCCHINA ROMANESCA


La zucchina appartiene alla famiglia delle “Cucurbitacee”; è una pianta erbacea annuale di aspetto cespuglioso, apparato radicale profondo ed espanso. È una specie “monoica”, cioè presenta fiori maschili e femminili separati sulla stessa pianta. La parte commestibile è rappresentata dal frutto che si è sviluppato dopo la fecondazione del fiore femminile ed ogni pianta ne può produrre da 15 a 30. Nella zucchina romanesca il frutto si distingue per la tipica forma un pò curva, la fine peluria e le sfaccettature dagli spigoli ben evidenti, un colore verde chiaro ed un pronunciato sapore tendente all'amarognolo. Le zucchine vengono raccolte nei mesi estivi (prodotto di campo) in maniera scalare e molto comunemente si raccoglie il frutto appena sviluppato insieme al fiore ancora attaccato superiormente.
Molto conosciuti sono anche i cosiddetti “fiori di zucca”, ovvero l’infiorescenza che si sviluppa sull’arbusto, i quali vengono venduti legati in mazzi ed impiegati nella tradizione romana farciti di mozzarella ed acciughe, impastellati e fritti.

CARCIOFO ROMANESCO

Il carciofo (Cynara scolimus) è una pianta già conosciuta al tempo degli Egizi e diffusa nell’area mediterranea, come si evince dal De Re Rustica di Columella e dal Naturalis Historia di Plinio. Tuttavia, secondo alcuni storici, furono gli Etruschi a praticare la coltivazione di questo ortaggio dalle varietà di cardo selvatico (Cynara cardunculus) e le raffigurazioni di foglie di carciofo in alcune tombe della necropoli di Tarquinia ne sono un’indiscutibile testimonianza. Attualmente, sono due le cultivar coltivate lungo il litorale a nord di Roma nei dintorni di Ladispoli e Cerveteri, un’area particolarmente vocata alla produzione del Carciofo Romanesco IGP: “Castellammare” (precoce) e “Campagnano” (tardiva). Il Carciofo Romanesco, detto anche “mammola”, è grosso e con il capolino quasi rotondo, hanno poco scarto e sono i più adatti per essere cucinati ripieni. La parte commestibile della pianta è in realtà il fiore e il cuore centrale chiamato "cimarolo" è il più ricercato, e di conseguenza anche il più costoso, perché più tenero e con le foglie più seriate. Molto versatile in cucina, la tradizione lo predilige “alla romana”, cotto a fuoco lento e condito con pangrattato, aglio, prezzemolo, pepe e abbondante olio, oppure alla “giudia”, tagliato a spirale in modo da eliminare la parte legnosa, fritto nell’olio con il gambo in alto e bello croccante. Il prodotto ha ottenuto la Indicazione Geografica Protetta (IGP) nel 2002 (Regolamento CE n. 2066/02) come “Carciofo Romanesco del Lazio IGP”.

BROCCOLO ROMANESCO

Questa varietà di broccolo, il cui nome deriva da “brocco” ovvero il germoglio, è tipica della campagna romana e si differenzia dalle altre appunto per l’emissione di germogli secondari e per la caratteristica forma a punta, nonché dal caratteristico colore verde intenso brillante e uniforme. Al gusto si presenta dolce.